LA CETRA DEGLI ALBERI

Renato Romano

E allora provo un irrefrenabile senso di giovanile incompletezza. E in esso smemoro in quella spinta di gioventù che mi ha accompagnato tutta la vita…

Un caldo sentimento avvolge ogni descrizione e dipinge, talvolta impietosamente, ogni dettaglio. Non mancando mai però di incrociare le passioni, gli ideali. La Storia, insomma. Romano riesce quindi, passando con rara efficacia dal languore alla divertita ironia, a creare un “romanzo personale” che da privato diventa romanzo di tutti, o di molti.

Anno: 2026

Pagine: 154

Formato: 14x22 cm

Carta: avoriata per edizioni 100 gr

Rilegatura: brossura

Copertina: flessibile con alette

€ 14,00

Categoria:

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Il racconto orale,

precede la scrittura.

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Renato Romano

Renato Romano è nato a Balsorano, un piccolo paese dell’Abruzzo interno, nel 1959. Ma si è formato a Sora. Vive a Trieste e a Roma. Da giovane ha lavorato, per qualche anno, nelle Ferrovie e poi, praticamente per tutta la vita, nel Ministero della Giustizia, negli ultimi dieci anni come Direttore generale. Dipinge. Prevalentemente casette e paesaggi, con qualche marginale incursione di strisce policromatiche. Con Battello Stampatore ha pubblicato -nel 2022- La Macchina Rossa e -nel 2024- Gli Stivali a Fisarmonica.

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Recensioni

  1. Battello Stampatore Trieste –

    Romano non è uno scrittore e non è un pittore, anche se la raccolta di racconti e il quadro riportato in copertina ( che rappresenta il canale di Ponterosso a Trieste) sono opera sua.. Romano è un giovane pensionato del Ministero della Giustizia, dove ha ricoperto negli ultimi dieci anni la carica di Direttore Generale. Vive a Trieste anche se non ha imparato il triestino per molti anni ha fatto il pendolare a Roma.
    Scrive e dipinge da cultore della materia, attingendo nell’una e nell’altra attività a diverse correnti, senza preoccuparsi di essere collocato in una precisa e così riesce a realizzare uno stile molto personale.
    I suoi racconti sono molto brevi, ognuno è una cartolina. A volte ricostruisce con un po’ di nostalgia ricordi del suo passato in famiglia a Sora, la città della sua infanzia e adolescenza. Altre sono dedicati alle sue prime esperienze politiche, altri al mondo, soprattutto umano, legato alla sua attività professionale. Alcuni racconti, altro che nostalgici, sono decisamente esilaranti, altri, che descrivono diversi personaggi conosciuti fra Sora, Roma e Trieste, sono addirittura feroci. Un paio sono pure descrizioni di paesaggi.
    Il registro linguistico prevalentemente alto, dal lessico ricco e senza sbavature, vira ogni tanto al dialetto ma senza indulgervi troppo. Una caratteristica che balza agli occhi è l’uso molto personale della punteggiatura. Soprattutto non usa i classici due punti virgolette aperte e chiuse per i discorsi diretti ma anche questo non è vezzo né capriccio ma un modo per rendere quei discorsi parte del suo passato narrato.
    Ho trovato il libro molto godibile e mi sono in parte riconosciuta nell’ultimo racconto dal titolo che sembra inventato da Gaber ” Io non mi sento contemporaneo”, dico in parte, perché meno coerente.
    Lettura sicuramente consigliata.
    p.ssa Donatella Gerin

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